17 Dicembre 2009

 

Il rifiuto palestinese ai negoziati di pace

 

1. Introduzione

Tutti i governi israeliani hanno avuto come obiettivo centrale l'impegno per la pace. Se da una parte gli sforzi israeliani per il conseguimento della pace hanno avuto come risultato la conclusione di trattati di pace sia con l'Egitto che con la Giordania, gli sforzi di Israele tesi a raggiungere per mezzo di negoziati un accordo di pace giusto con i propri vicini Palestinesi, sono stati ripetutamente rifiutati dalla leadership palestinese. 

 

Il più recente esempio di questo enigmatico comportamento palestinese è rappresentato dal rifiuto dei Palestinesi di riprendere i negoziati di pace con il nuovo governo israeliano dopo le elezioni avvenute in Israele agli inizi del 2009.

 

Il continuo rifiuto da parte dei Palestinesi delle iniziative di pace proposte da Israele e l'attuale rifiuto di riaprire i negoziati, pongono Israele di fronte alla domanda se i propri vicini si sentano veramente impegnati nel perseguimento della pace.

 

2. Iniziative di pace del nuovo governo di Israele (da Aprile 2009 fino a oggi)

Sin dal suo insediamento avvenuto nell'aprile di quest’anno, l'attuale governo israeliano ha cercato di trovare delle strade per coinvolgere nuovamente la leadership dell'Autorità Palestinese (AP) nei negoziati di pace, che erano stati sospesi unilateralmente dagli stessi Palestinesi dopo le elezioni in Israele.  

 

a. Sviluppi politici; due stati per due popoli

 

Iniziative israeliane

Elogi internazionali

Rifiuto palestinese

In un discorso fatto all'Università di Bar Ilan il 14 Giugno 2009, il Primo Ministro Netanyahu ha dichiarato in modo chiaro di accettare uno stato nazionale palestinese che viva accanto ad uno stato nazionale ebraico  in pace e sicurezza.

 

Nel suo discorso, il Primo Ministro ha chiarito che uno stato palestinese dovrebbe essere smilitarizzato per non mettere in pericolo la sicurezza di Israele.

 

Il Primo Ministro ha poi invitato i Palestinesi ad iniziare i negoziati immediatamente e senza condizioni per trasformare in realtà la visione di due stati per due popoli. 

Vari leader nel mondo hanno elogiato questo significativo passo israeliano. L'Amministrazione americana ha accolto il discorso definendolo "un passo importante" (sito della Casa Bianca, 14 Giugno).

 

Sentimenti simili sono stati espressi da Bernard Kouchner, Ministro degli Esteri Francese (AFP, 15 Giugno).

Il discorso di Netanyahu è stato respinto dai Palestinesi. Saeb Erekat, la figura più rappresentativa fra i negoziatori palestinesi, ha dichiarato quanto segue: "Il processo di pace si muoveva alla velocità di una tartaruga. Questa notte, Netanyahu gli ha fatto fare un salto all'indietro" (TV di Al-Jazeera, 14 Giugno).

 

In modo simile, il portavoce della AP, Nabil Abu Rdainah, ha dichiarato: "Le osservazioni di Netanyahu hanno sabotato tutte le iniziative, hanno paralizzato tutti gli sforzi che sono stati fatti." (Jerusalem Post, 14 Giugno).

 

Ahmed Bahar, il Presidente pro tempore del Consiglio Legislativo Palestinese, ha detto che il discorso ha dato prova che la "resistenza" (vale a dire il terrorismo), è la sola via che i Palestinesi hanno per ricevere i diritti che spettano loro (Al-Intiqad, 15 giugno).

 

A seguito del discorso, la Sesta Conferenza di Fatah ha deliberato il totale rifiuto del riconoscimento di Israele come Stato ebraico", "di adottare tutte le forme legittime di lotta " contro Israele e "di essere creativi nella ricerca di nuove forme di lotta e di resistenza" (Programma Politico di Fatah, al Ayyam, 11 Agosto).

 

Nonostante questi continui rifiuti, il Primo Ministro Netaniyahu ha ripetuto in modo specifico i suoi appelli alla pace con i Palestinesi diverse volte dal mese di Giugno. Il premier deve ancora ricevere una risposta positiva dalla AP. 

 

b. Da una parte iniziative israeliane per migliorare il clima politico e dall'altra delegittimazione Palestinese.

 

Riconoscendo che appelli per uno Stato Palestinese sono necessari ma non sufficienti per la realizzazione della pace, l'attuale governo israeliano ha messo in atto ampie misure allo scopo di migliorare il clima politico nella regione e per creare sul campo dei fatti che promuovano la riconciliazione.

 

I passi intrapresi da Israele includono misure per aumentare la libertà di movimento sia all'interno del West Bank che fra il West Bank e Israele. Queste mosse non solo migliorano la qualità della vita dei civili palestinesi, ma danno anche un impulso allo sviluppo economico; hanno contribuito  agli imponenti e incoraggianti dati statistici resi pubblici dalla Banca Mondiale, che mostrano una crescita annuale dell'8% nella economia del West Bank e una proiezione, riferita dal rappresentante del Quartetto Tony Blair in una intervista con il New York Times, di una crescita annuale a due cifre. 

 

In aggiunta, sapendo la facilità con cui attività terroristiche possono silurare ogni progresso, tanto sul campo quanto nelle stanze ove si svolgono le trattative, e cosciente che ciò può avere come risultato un incremento delle restrizioni legate alla sicurezza nelle aree sotto il controllo dei Palestinesi, Israele ha preso delle misure per promuovere la cooperazione con i Palestinesi nel campo della sicurezza.

 

Sebbene la vita nel West Bank sia significativamente migliorata a seguito di questi sforzi combinati di Israele, i leader palestinesi continuano a proseguire una campagna internazionale per delegittimare Israele, per infliggere colpi alla sua economia e per minare la sua capacità di difendersi. 

 

Iniziativa israeliana

Rifiuto palestinese

Le misure prese dal governo israeliano per aumentare la libertà di movimento all'interno del West Bank e fra il West Bank e Israele, comprendono:

v     La rimozione di posti di blocco e di blocchi stradali: Israele ha diminuito il numero dei posti di blocco da 41 a 14, dodici dei quali sono in servizio 24 ore su 24 e sette giorni alla settimana, per rendere più facile il movimento. Israele ha inoltre rimosso, nell'Agosto del 2009, 147 blocchi stradali che non avevano un presenza di soldati.

 

v     L'estensione delle ore di attività dei punti di passaggio fra Israele e il West Bank, compreso il Ponte di Allenby - il passaggio di frontiera verso la Giordania.

 

v     Il miglioramento del punto di passaggio di Ghilboa / Jalama, in modo da permettere che l'accesso possa essere usato non solo da pedoni ma anche da autoveicoli.

 

Tutto ciò ha portato ad un significativo aumento del traffico e delle vendite al dettaglio.

Inoltre, allo scopo di continuare a promuovere l'alleggerimento delle restrizioni e - per quanto la cosa sia possibile - evitare che nuovamente avvenga uno sconvolgimento nel processo di pace per mano di elementi terroristici, Israele ha strettamente cooperato con la AP nel costruire la capacità delle Forze di Sicurezza Civile Palestinese e nel migliorare il coordinamento fra i servizi di sicurezza israeliani e palestinesi.  Per esempio, dal 2008 c'è stato un intenso e crescente coordinamento fra l'Esercito israeliano e le Forze di Polizia Palestinesi; Israele ha anche lavorato a stretto contatto con il Generale americano Dayton e con il suo gruppo di lavoro, nel loro sforzo di organizzare, addestrare e migliorare battaglioni delle Forze di Sicurezza Nazionale della AP.

                                               

Nonostante la fiducia data da Israele nelle misure prese, la AP ha orchestrato una campagna in ambito internazionale, allo scopo di delegittimare Israele e minare la sua economia e la sua sicurezza. Per esempio, la AP sta dietro all'istituzione della Missione Goldstone politicamente motivata, per conto del Consiglio dei Diritti Umani (HRC), ed ha poi condotto la campagna per la messa in atto delle sue conclusioni unilaterali, sia nel Consiglio dei Diritti Umani (16 Ottobre 2009), che nella Assemblea Generale dell'ONU (5 Novembre 2009), allo scopo di delegittimare le azioni intraprese da Israele per proteggere i propri cittadini.

 

Nello stesso tempo, gruppi palestinesi stanno portando avanti delle campagne perché vengano arrestati leader israeliani una volta che si trovano all'estero, abusando di clausole di "diritto internazionale"; l'ultimo incidente del genere è stato il mandato di arresto emesso in Gran Bretagna (14 Dicembre) contro l'ex ministro degli esteri Livni.   

 

Inoltre, la AP sta portando avanti una iniziativa politica che ha come obiettivo di favorire il sostegno, nell'ambito del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, alla proclamazione unilaterale dello Stato Palestinese, permettendo così ai Palestinesi di scavalcare i negoziati e di dettare in modo unilaterale la propria posizione per quanto riguarda i confini futuri dello Stato.

 

Una ulteriore campagna internazionale, vede la presentazione di risoluzioni di condanna contro Israele - sponsorizzate dalla AP – all'interno di organismi professionali dell'ONU. Ne sono esempi la Commissione sulla Condizione Femminile o l'Organizzazione Mondiale della Sanità. In organismi di questo tipo, nessuna altra nazione viene mai messa in rilievo con critiche.

 

La AP sta guidando uno sforzo internazionale perché vengano applicati contro Israele  boicottaggi e sanzioni. A riprova di questo, alla Sesta Conferenza di Fatah, è stata adottata una linea politica che fa appello "a boicottare i prodotti israeliani all'interno dei Territori e all'estero, attraverso mosse popolari ... e a lavorare per intensificare una campagna internazionale verso il boicottaggio di Israele, dei suoi prodotti e delle sue istituzioni."

(Programma Politico di Fatah, al Ayyam, 11 Agosto)

 

 

c. Restrizione israeliana delle attività di insediamento

 

Iniziative Israeliane

Elogi internazionali

Rifiuto Palestinese

Il 25 Novembre 2009, il governo israeliano, compiendo un passo che mai era stato fatto, ha annunciato una moratoria di dieci mesi sulla costruzione di nuovi progetti edilizi nel West Bank. Un atto definito dal Primo Ministro Netanyahu come un passo "che ha come scopo quello di incoraggiare il rinnovo dei colloqui di pace" e "una opportunità di avanzare sulla strada della pace."  

 

La mossa di Israele è stata accolta con piacere dagli USA. Il Segretario di Stato Hillary Clinton ha dichiarato che la decisione è una "utile mossa verso la risoluzione del conflitto israelo-palestinese" (sito dello State Department, 25 Novembre).

 

Anche l'inviato speciale americano per la pace in Medio Oriente – l'ex senatore George Mitchell, ha accolto con piacere la mossa, dichiarando che "è più di ciò che sia stato fatto da qualsiasi altro precedente governo israeliano e può aiutare a procedere verso un accordo fra le due parti" (sito dello State Department, 25 Novembre).

 

Sentimenti simili sono stati espressi dal Ministro degli Esteri Francese Bernard Kouchner, che ha apprezzato la mossa e l'ha definita "un passo nella giusta direzione." (EJPress, 26 Novembre)

I portavoci palestinesi hanno rifiutato la moratoria ancor prima dell'annuncio ufficiale israeliano (Fox News, 25 Novembre 2009).

 

Il Comitato Centrale di Fatah ha sostenuto che il Primo Ministro Netanyahu sta tentando di impedire la pace, ha dichiarato che la decisione israeliana ha mostrato che Netanyahu sta "continuando ad impedire il processo di pace e ad ignorare tutte le opportunità per ottenerla." (Jerusalem Post, 26 Novembre)

 

 

  

 

3. Costanti rifiuti palestinesi alle iniziative israeliane 

 

I rifiuti palestinesi alle molte iniziative del Primo Ministro Netanyahu nel perseguimento della pace, non sono un fatto isolato; sono solo l'ultimo in una sequela di rifiuti palestinesi delle iniziative di pace israeliane negli ultimi decenni. 

 

 

Iniziative Israeliane

Elogi internazionali

Rifiuto Palestinese

Oslo (1993): gli Accordi di Oslo sono costituiti di una serie di accordi ad interim che avevano l'intenzione di portare la pace fra Israele e i suoi vicini palestinesi.

Il Presidente degli USA Clinton fece riferimento a Oslo come "la pace dei coraggiosi" (BBC, 13 Settembre 1993).

 

 

I Palestinesi hanno violato fondamentalmente gli impegni che derivavano loro dagli Accordi di Oslo, rispondendo alla messa in atto di Oslo da parte di Israele, con una ondata di attacchi di terrorismo suicida all'interno delle città di Israele.


 

Camp David: nel 2000, a Camp David, l'allora Primo Ministro Ehud Barak offrì al presidente dell'AP Arafat, una serie di concessioni di vasta portata da parte di Israele, come parte di una globale offerta di pace, In cambio, veniva chiesto ad Arafat di porre fine al conflitto.   

L'allora Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, definì le azioni del Primo Ministro Barak "coraggiose".

 

 

I Palestinesi rifiutarono l'offerta su due piedi e non venne neppure presentata una controproposta. La risposta all'offerta di pace israeliana fu il lancio da parte della AP (nel Settembre del 2000) di una ondata di violenza pre-pianificata, diventata poi nota come "Seconda Intifada", caratterizzata da attacchi terroristici senza precedenti che hanno ucciso 1184 Israeliani.

Disimpegno:

Il governo israeliano, alla guida del Primo Ministro Sharon, ha promosso un piano per il disimpegno delle forze israeliane e la rimozione di insediamenti dalla Striscia di Gaza e dal Nord della Samaria.

Il piano è stato messo in atto nell'Agosto del 2005. Israele aveva visto nel disimpegno una iniziativa verso la realizzazione della pace.

 

 

Il Presidente degli Stati Uniti Bush lodò il popolo israeliano per il "coraggioso e doloroso passo compiuto" e dichiarò: "ora che Israele si è ritirata, la via da seguire è chiara. I Palestinesi devono mostrare al mondo che combattono il terrorismo e governano in modo pacifico." (Discorso alla radio, 27 Agosto 2005).

 

Il Primo Ministro Britannico Tony Blair definì il disimpegno un "passo storico", dichiarando: "Vorrei esprimere nuovamente il pieno sostegno del governo Britannico. Ho una grande ammirazione per il coraggio con cui Lei ha sviluppato e messo in atto questa linea politica. Ho fiducia nel fatto che sia nel giusto, vedendo nel disimpegno una opportunità storica  per il raggiungimento di un futuro migliore per Israeliani e Palestinesi." (Lettera trasmessa da Tony Blair al Primo Ministro Sharon, 16 Agosto 2005).

 

Elogi simili vennero inviati da ONU, Turchia, Marocco, Italia, Sud Africa e Norvegia.

Nonostante il disimpegno israeliano, i Palestinesi continuarono a lanciare razzi dalla Striscia di Gaza su Israele. Inoltre, invece di usare il disimpegno come una opportunità di conseguire la pace, i Palestinesi elessero come guida politica il gruppo terroristico di Hamas sostenuto dall'Iran. Nel Giugno del 2007 Hamas prese il totale controllo della Striscia di Gaza con un violento colpo di stato. Sotto Hamas, il costante lancio di razzi sulle comunità civili del sud di Israele aumentò in modo drammatico, con  oltre 10.000 razzi e bombe di mortaio lanciati da Hamas e da altri gruppi terroristici contro aree civili di Israele

 

2008: Il Primo Ministro israeliano Ehud Olmert ha fatto al Presidente dell'AP Abbas una offerta di pace radicale e senza precedenti

 

 

 

Abbas ha rifiutato le offerte e spiegato a Jackson Dhiel del Washington Post, di aver rifiutato le proposte di Olmert perché "le differenze erano troppo ampie"; Abbas ha poi continuato dicendo: "Aspetterò finché Israele congelerà gli insediamenti ... fino ad allora, nel West Bank abbiamo una buona realtà ... il popolo sta vivendo una vita normale." (Washington Post, Maggio 2009).

 

 

Conclusioni

 

Israele ha conseguito accordi di pace negoziati che hanno trasformato precedenti nemici giurati, come Giordania ed Egitto, in partner per la pace. Questi accordi si sono resi possibili grazie alla coraggiosa leadership di Anwar Sadat e del Re Hussein, i quali hanno preparato i propri popoli alla pace e hanno fatto i compromessi necessari per raggiungere la pace sul tavolo delle trattative. I Palestinesi, invece, si aspettano di raggiungere in qualche modo la pace solo ed esclusivamente secondo le proprie condizioni, senza neppure sedersi a parlare intorno a un tavolo delle trattative.  

 

L'attuale governo di Israele ha già dimostrato - a parole e nei fatti – il proprio impegno nel progredire sulla strada della pace e, come tutti i governi israeliani nel passato, è disposto a fare i necessari compromessi per raggiungere la pace. Ciononostante, i Palestinesi rigettano ogni compromesso e rifiutano persino di negoziare. Sarebbe una tragedia se la leadership palestinese scegliesse ancora una volta l'approccio del "tutto o niente" e rifiutasse la possibilità di dare forma ad un accordo di pace storico.